Mi è capitato di recente di ascoltare la riflessione di una persona che identificava il giudizio degli altri come una delle principali cause di infelicità e insoddisfazione personale. Che sosteneva che se riuscissimo a passare oltre, a lasciar correre il pensiero altrui nei nostri confronti, saremmo certamente in grado di liberarci di buona parte di quella zavorra che trasciniamo in giro ogni giorno, di alleggerire quel macigno sulle spalle che impedisce alla nostra spina dorsale di vivere in posizione eretta e ai nostri polmoni di respirare quella spensieratezza che crediamo tutti di meritare. Fin qui tutto chiaro. O meglio, abbastanza chiaro. Perché se il discorso finisce qui mi sembra davvero troppo semplice. E’ la solita vecchia storia in cui il mondo là fuori è cattivo e giudicante e a noi non resta che indossare quel costume da supereroe trovato in un armadio (a cui però è stata rimossa l’etichetta con la lista dei tessuti e le indicazioni di lavaggio) e andare la fuori ad affrontare la vita fingendo che tutto ci scivoli addosso, che niente ci possa scalfire. Poi, una volta terminata la nostra missione quotidiana, torniamo nelle nostre quattro mura protette completamente esausti e con il fegato grosso come una palla da bowling. Perché certo, al mondo cattivo là fuori abbiamo mostrato il nostro sorriso migliore, ma sotto la maschera di Superman abbiamo incassato tutti i colpi del caso come fossimo Hulk Hogan e ora è il momento di contare gli ematomi sulla pelle.

Mirrors people cheers
Mirrors people hands